L’Unione europea sta valutando se l’euro digitale possa attingere anche alle blockchain pubbliche. L’idea non è sostituire le banche centrali con una rete anonima, ma esplorare come i principi di trasparenza, immutabilità e interoperabilità delle blockchain possano agevolare pagamenti più veloci, sicuri e a costi contenuti.
Quali sono i pro e i contro delle blockchain pubbliche? Vantaggi: trasparenza delle transazioni, auditabilità, possibilità di innovazione aperta. Svantaggi: scalabilità, consumo energetico, governance complessa e gestione della privacy. Per l’Europa, la sfida è enorme: come conciliare la necessità di controllo e conformità antiriciclaggio con la necessità di proteggere i dati sensibili degli utenti?
La BCE e gli organismi regolatori valutano scenari ibridi. In pratica, potrebbe trattarsi di una infrastruttura centralizzata o semi-privata che sfrutta elementi di blockchain pubblica per alcune funzioni, ma resta sotto controllo pubblico per garantire stabilità, sicurezza e protezione dei consumatori. In questo modo si potrebbe beneficiare della velocità e dell’interoperabilità transfrontaliera senza rinunciare alla supervisionabilità tipica di una valuta di Stato.
Aspetti chiave in pista: intersettorialità tra banche centrali, banche commerciali e tecnologie abilitanti (privacy-preserving, interoperabilità con sistemi SEPA/TIPS, pagamenti offline). Tecnologie come zero-knowledge proof potrebbero offrire privacy dei dati pur mantenendo la tracciabilità necessaria per la conformità.
Non è una decisione immediata: sono in corso consultazioni, sandbox e piloti per capire quale modello sia più resiliente ed inclusivo per cittadini, imprese e pubblica amministrazione.
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